Tsunami blu, Camera e Senato ai democratici. Nuovi governatori
I primi risultati delle elezioni di Midterm negli Stati Uniti vedono una disfatta del partito repubblicano. Lo tsunami blu conquista la maggioranza alla Camera e al Senato. Il voto trasformato in una sorta di referendum sull’operato della Casa Bianca e di Trump- dicono i commentatori politici- ha sancito una sonora bocciatura per il presidente. I repubblicani perdono il controllo dei due rami del Congresso. I democratici ottengono alla Camera una solida maggioranza volando sopra i 240 seggi sui complessivi 435. Ma il vero ribaltone riguarda il Senato dove i Dem (a quota 51 seggi) conquistano feudi per anni dominio dei repubblicani. Come il Texas dove Ken Paxton ha perso contro James Talarico, primo democratico ad essere eletto nello Stato dal 1988, e dove lo stesso governatore conservatore Greg Abbott ha dovuto cedere il passo alla democratica Gina Hinojosa. Stesso copione in Kansas, tradizionale roccaforte repubblicana, con l’elezione di Adam Hamilton. Tante le sorprese nella notte del Midterm 2026. Keisha Lance Bottoms diventa la prima donna afroamericana a ricoprire la carica di governatore in Georgia e addirittura negli Stati Uniti sbaragliando il repubblicano Rick Jackson. Vincono in Minnesota la democratica Amy Klobuchar, in California Zavier Becerra (primo governatore latino), in New Mexico storica vittoria della democratica Deb Haaland prima donna nativa americana eletta, in Ohio Amy Action batte il repubblicano Vivek Ramaswamy, in Wisconsin David Crowley è il primo governatore afroamericano nella storia dello stato. Notte dei record, con il democratico Abdul El-Sayed che secondo i primi risultati dovrebbe diventare il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti ottenendo il seggio in Michigan. Nel South Carolina i repubblicani perdono dopo 28 anni di dominio ininterrotto in Senato con la sconfitta di Darline Graham contro Annie Andrews. Tra le prime reazioni quella di Barack Obama, ex presidente degli Stati Uniti: “Il popolo americano ha lanciato un messaggio chiaro: vuole una politica capace di unire le persone anziché dividerle e leader che propongano soluzioni concrete alle sfide che deve affrontare”. Dall’altra parte del Mondo, in Iran, Bagher Ghalibaf speaker del Parlamento commenta: “Gli americani hanno detto no alla guerra e noi sosteniamo questo messaggio”. Trump da parte sua che pure alla vigilia delle elezioni aveva minacciato di diventare “Mister Veto” in caso di sconfitta, ha assunto toni più concilianti annunciando di essere disposto ad accettare questi risultati. “Non vedo l’ora di collaborare con i democratici” ha detto. Cosa succederà adesso? Il presidente sicuramente esce politicamente più indebolito. Si ripropone come in altri casi precedenti l’immagine della cosiddetta “Lame duck”, anatra zoppa. Pur mantenendo tutte le sue prerogative fino alla fine del suo mandato e il potere di veto, dovrà fronteggiare su tutte le scelte politiche e l’approvazione di nuove leggi un Parlamento più ostile. A partire dalle decisioni per la guerra in Iran.
S.B.


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